La scorsa settimana 3 compagnie incluse nei portafogli biotech USA ed EU hanno firmato accordi di collaborazione di varia natura ed importanza: si è trattato di Pieris, e . Oggi vorrei fare un breve recap di quanto accaduto ed accennare ad un quarto accordo, meno recente ma piuttosto intrigante, quello fra Celldex e Bristol-Myers Squibb. Di Celldex, di questo accordo e di altri eventi determinanti che avranno luogo quest’anno scrivo in questo articolo su Seeking Alpha.  Potete seguirmi ed essere avvisati ogni volta che un nuovo articolo viene pubblicato, cliccando QUI.

L’accordo di PIRS

Pieris ($PIRS) continua a salire e mentre vi sto scrivendo sta contribuendo alla buona e giusta causa del mio portafoglio USA con un guadagno del 112%. Le motivazioni sono due e tutte legate ad AstraZeneca ($AZN). Pochi giorni fa le due aziende hanno siglato un patto che porta nelle casse di Pieris $57.5M fra upfront e milestones a breve scadenza ed in più la possibilità di incassare milestones per $2.1 miliardi, oltre a royalties sulle vendite.

Si tratta dell’ennesimo contratto miliardario basato su composti generati utilizzando lipocalina ingegnerizzata come scaffold, in questo caso l’anticalina in questione è l’anti-IL-4Ra PRS-060, ma il patto con AstraZeneca include anche composti analoghi.

In base all’accordo a Pieris spetta l’avanzamento di PRS-060 in fase 1, evento che si concretizzerà quest’anno, poi ci penserà AstraZeneca. Prima indicazione da perseguire il trattamento dell’asma, mercato di enorme valore e nel quale Pieris potrebbe decidere di entrare in maniera più sostanziosa qualora decidesse di esercitare un’opzione di co-commercializzazione prevista dal contratto. Stesso discorso per gli altri composti che verranno originati dalla collaborazione e che saranno destinati al trattamento di malattie respiratorie.

Pieris ha incassato $80M di dollari dagli accordi stipulati nel 2017 con Servier, Aska e AstraZeneca ed il tassametro ancora gira, con $4.5 miliardi di dollari in possibili milestones. Considerando che a marzo in cassa avevano $55M è ragionevole supporre che finiranno l’anno, a meno di ulteriori accordi o altre novità, con circa $60-70M in saccoccia.

Non bastasse l’accordo, da AstraZeneca arriva una ulteriore notizia che rafforza l’idea di quanto la Big Pharma abbia deciso di legarsi a Pieris, con il fallimento (abbastanza scontato) di tralokinumab, anti-IL13 in fase 3 per il trattamento, guarda caso, dell’asma. Ora, AstraZeneca non si è ancora arresa e tralokinumab continua a vegetare in attesa di qualche miracoloso intervento, ma risulta alquanto evidente che la lista degli insuccessi dell’anticorpo è più lunga di quella dei parrucchieri fatti giustiziare da Kim Jong Un per quello che gli hanno combinato sul capoccione.  Visto quanto stanno combinando in generale nel trattamento delle malattie respiratorie, l’accordo con Pieris potrebbe essere una boccata d’aria fresca.

L’accordo di CYAD

Di Celyad parlerò più approfonditamente a breve, oggi voglio illustrare solo la portata dell’accordo appena stipulato. Non sono tanto i termini economici ad impressionare, anzi, ma è il nome del partner ed un numero: sto parlando di Novartis (NVS) ed il numero in questione è il 9,181,527. Andiamo con ordine.

Celyad e Novartis si accordano perché la prima ceda diritti non esclusivi (il che significa che Celyad si riserva di firmare anche con altri partner in futuro) dell’impiego della proprietà intellettuale della small cap belga per la produzione di terapie CAR-T allogeniche utilizzando due target in fase di sviluppo in Svizzera. In base a quanto stabilito a Celyad andranno, tra upfront e milestones $96M e royalties in singola cifra. Come vedete non si tratta di cifre mostruose, soprattutto se paragonate a quelle di altre compagnie nello stesso ambito, tuttavia l’accordo sembra validare l’approccio di Celyad ed il fatto che lo sia attraverso Novartis, leader in questo campo, accresce il valore al di la di quanto faccia il denaro in ballo.  Anche perché Celyad tanto bisogno di finanziarsi ora non ne ha, avendo cassa sufficiente per arrivare a metà 2019.

Un altro elemento che risalta è che l’accordo si basa su quanto contenuto nel brevetto N° 9,181,527, uno di quelli sempre messi in discussione di fronte ai tribunali da qualche “misterioso” antagonista. Il fatto che ci fosse questo accanimento, se così lo possiamo chiamare, ha sempre suscitato la convinzione che la posta in palio fosse di enorme valore e che valesse la pena lottare con ogni mezzo per tenerla stretta a sé. La giustizia terrena ha finora dato ragione a Celyad e questo primo accordo sembra scrivere a chiare lettere la parola “adieu”  alle residue speranze del

(francofono)

nemico.

 

L’accordo di

Molto rumore per nulla suscita in prima istanza l’accordo fra Karyopharm ($KPTI) e la privata (e per me sconosciuta) Anivive Lifesciences. La stipula prevede che la prima ceda alla seconda i diritti globali di verdinexor (KPT-335) per l’impiego in ambito veterinario a fronte di un pagamento anticipato di $1M e $43.5M in milestones, oltre a royalties in base alle vendite che potrebbero arrivare ad una percentuali vicina al 12%, percentuale che comunque non è stata comunicata. Sarebbe troppo semplice dire che l’accordo è tutto fuorché bestiale? Chiaro che si, ma è meglio di niente…

Anche Karyopharm non ha esattamente bisogno di denaro (anche qui, si va al 2019), ma un partner che validi i loro sforzi farebbe comodo. Un partner che si occupi di esseri umani, intendo.

Altri sono gli appuntamenti importanti per Karyopharm:

  • 1q18 dati di STORM (selinexor in mieloma multiplo su pentarefrattari), studio potenzialmente registrativo.
  • 4q17 aggiornamento STOMP (mieloma multiplo), braccio con Velcade e desametasone. presumibilmente ad ASH17
  • 4q17 o 1q18 dati per selinexor e daratumumab, sempre mieloma.
  • 2q18 o 3q18 dati di SADAL con nuovo protocollo, anche qui potenzialmente registrativo
  • 2q17 o 3q17 dati della porzione 2 di SEAL (selinexor in liposarcoma)
  • 2q17 o 3q17 dati di KPT-9274 in tumori solidi e linfomi

 

L’accordo di 

L’accordo fra Celldex e Bristol-Myers Squibb è datato 2014 ma ha importanza ora perché fra non molto sapremo se il matrimonio consumato fra (anti-) ed Opdivo (o nivolumab, come preferite) avrà avuto senso o meno. Il contratto non impressiona per quanto riguarda le cifre in gioco, che ammontano a soli $5M in upfront e la ripartizione dei costi di sviluppo, quanto per il fatto che vengono ristrutturate le condizioni relative allo sviluppo di anti- che a suo tempo furono stabilite fra Celldex e Medarex (della quale Celldex era una sussidiaria) e questo poiché Medarex è ora parte integrante di Bristol, che l’ha ascuisita tempo fa.  Proprio questo stretto legame ha fatto credere a molti, in un passato non proprio lontano,  che Celldex potesse essere un bersaglio interessante per Bristol-Myers.

Il perché Celldex possa essere un investimento molto intrigante lo trovate spiegato nel mio articolo su Seeking, ma riguardo la questione varlilumab ci sono alcuni indizi che confermano la sensatezza dell’unione delle due compagnie. In primo luogo Celldex ha deciso di non proseguire la via della combinazione di varlilumab ne con l’anti-PDL1 di ($RHHBY) atezolizumab ne con sorafenib, per dedicarsi completamente alla causa Opdivo. In secondo luogo le variazioni fatte al protocollo dello studio fanno ipotizzare che le compagnie abbiano visto qualcosa di interessante fino a questo momento, qualcosa che sarà reso esplicito al prossimo ASCO17.

Ovviamente c’è una base scientifica preponderante alla base della combinazione, ma, sarà la primavera, sento una flebile voce nella mia testa che mi sussurra frasi ammiccanti e che mi spinge a credere che la storia di varlilumab possa in qualche modo essere accomunata a quella di certi IDO inibitori, che da soli non valgono nulla, ma che in combinazione…

 

Update su PIRS

Fresca fresca la decisione di Daiichi Sankyo di abbandonare l’anti-PCSK9 di Pieris, a quanto pare i dati non sono all’altezza delle aspettative… nella mia valutazione incideva poco, brutta notizia ma non sposta gli equilibri.

 

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Imprenditore e, da qualche anno, analista biotech.
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